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E’ TEMPO DI ELEZIONI MA, PER TANTI, DI PENSIONE …….

In Italia a metà degli anni ’60 i neo-laureati del corso di laurea in Scienze Biologiche hanno avuto come pressoché unica via di sbocco l’attività di laboratorio clinico a meno che non si volesse optare per l’insegnamento.

Nel tempo i biologi hanno conquistato spazi sempre più ampi ottenendo la convenzione oltre che le casse mutue anche con l’INAM ed  il comparto degli esami di laboratorio ha registrato un notevole progresso arrivando ad orientare circa il 70% delle decisioni cliniche.

La medicina di laboratorio ha visto periodi floridi anche se oggi essa è entrata in pieno stato di decadenza a causa delle anteposte esigenze di bilancio e di risparmio di spesa sanitaria, alle sempre crescenti esigenze sanitarie della popolazione ed alle multinazionali delle industrie delle analisi con grandi numeri di prestazioni annue: i moderni Corelab, da non confondere con             gli attuali consorzi formatisi tardivamente in Sicilia, che effettuano svariate milioni di           prestazioni l’anno.

Tuttavia i biologi, distratti dall’abbondanza del sistema e dalla mole di lavoro che grazie a Dio non mancava, si sono visti silenziosamente sottrarre con l’assordante silenzio dell’O.N.B. l’accordo collettivo nazionale sostituito con un non ben definito rapporto di accreditamento che ha lasciato i biologi scoperti di qualsivoglia garanzia lavorativa e previdenziale.

Oggi si avverte la sensazione che l’ENPAB sia scollato dalla realtà occupazionale dei biologi e non dia sufficienti garanzie e speranze di tutela per questi professionisti che hanno concluso o stanno per concludere la loro carriera professionale con pensioni il più delle volte al di sotto del livello di indigenza, nonostante i versamenti contributivi del 2% abbiano consentito all’Ente di accumulare un “tesoretto” di circa 102.000.000,00 ?. depositato nelle casse della Banca Popolare di Sondrio

Occorrerebbe quindi instituire un tavolo tecnico, meglio tardi che mai, per far sì che i rappresentanti delle sigle sindacali della patologia clinica possano, con proposte concrete, interloquire con i responsabili dell’Ordine Nazionale e dell’ENPAB al fine di trovare delle soluzioni condivise da proporre al Tavolo Ministeriale perché tali economie, tralasciando i circa 400.000.000,00 euro di contributi soggettivi versati dai Biologi per il loro fondo pensione, possano essere ridistribuite ai Biologi liberi professionisti, ormai in età di pensione, per raggiungere livelli di accettabilità pensionistica ( non certo le 200,00 – 400,00 euro mese), che non li mortifichi di fronte ai propri ex dipendenti (addetti di segreteria, tecnici, ausiliari), già pensionati INPS, che oggi percepiscono pensioni di oltre 1.000,00 euro mensili, o delle migliaia di euro degli emolumenti, gettoni di presenza e benefit percepiti dai colleghi  componenti i CDA dell’EMPAB e dell’ONB.

Ultima, la problematica delle tariffe degli esami di laboratorio, oggi calibrate sui grandi numeri, per le quali ci si augura che il Ministero per la Salute non provveda a quell’ulteriore calo di valorizzazione, decretando il passaggio all’industrializzazione della medicina di laboratorio delle multinazionali che, nell’arco di qualche anno, farà terra bruciata della medicina territoriale di laboratorio ancorché aggregata.

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